Salvatore Salvo

Guardando al futuro, 11 anni dopo.

L’ altro giorno ero a Roma, con Alessandro Pipero, lui parlava con entusiasmo della nostra pizzeria, di quando era venuto a trovarci e di quanto gli fosse piaciuta l’atmosfera da noi.

Mi sono fermato a pensare, quando sono da un’altra parte, distante dall’impegno del lavoro nel locale, riesco a mettere meglio a fuoco le riflessioni.

 In un attimo mi sono guardato dentro ed ho osservato il punto dove con tanta fatica quotidiana  io e Francesco siamo arrivati.

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Ho pensato al futuro della nostra attività, ho guardato anche indietro dove avevamo iniziato.

In questi giorni saranno 11 anni da quando abbiamo iniziato a Largo Arso. Eravamo tre  giovani, grintosi, contenti, inconsapevoli, nel tempo la vita e la maturità ci avrebbero portato a fare scelte diverse.  Allora tutto ci sembrava bello: quel pavimento da 5 euro al metro quadro attaccato sul vecchio; gli specchi in sala che facevano sembrare il locale più grande; i tavoli riciclati….

Avevamo un vecchio forno che avevamo rivestito con le mattonelle rotte avanzate dai lavori davanti al quale avevamo creato una specie di buco nel pavimento per adattarlo alla nostra altezza in quanto non avevamo soldi per rifarlo

Credo che mai si potrà dimenticare il silenzio di nostro padre quando per la prima volta andammo a vedere questa piccola pizzeria da rilevare,

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in una piazza buia e dimenticata tra Portici e San Giorgio a Cremano.

Inaugurammo il 24 aprile del 2006.

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Tempo ne è passato, è stata fatta tanta strada. E’ nato Giuseppe, Federica ,ora nascerà Alberto…certo ora io e Francesco ci ritroviamo qualche anno in più, 30 dipendenti ,un locale da 210 posti….ma l’entusiasmo , la voglia di fare bene e l’impegno  del primo giorno non sono mai cambiati.

La cosa più bella è che abbiamo imparato tanto, conosciuto molto, incontrato gente e ogni persona, anche in  piccole dosi ci ha dato qualcosa;   ancora oggi ci scopriamo contenti ed inconsapevoli quando qualcuno ci manifesta la sua ammirazione.

A New York  con le Strade della Mozzarella, siamo stati contenti: ci siamo ricordati del profumo delle pizze di nostro padre avvolte nella vecchia carta da pane mentre le portavano a casa; abbiamo provato la stessa sensazione di gioia che solo la pizza sa regalare.

Inconsapevoli quando siamo stati da Chicco Cerea, abbiamo chiesto di fare le pizze nella sua casa di Brusaporto. Eravamo inconsapevoli che sarebbe stata la prima volta della pizza napoletana in un ristorante 3 stelle Michelin; quell’emozione, quando  di conosciamo e ci confrontiamo con  i grandi della cucina italiana non è cambiata.

Un giorno ci convocarono al Ministero degli Esteri per nominarci ‘“Ambasciatori della cucina italiana” riconoscimento per noi e per la pizza che ci rende fieri.

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 In questi anni abbiamo sognato, pensato e voluto fare qualcosa di nuovo. Qualcuno ci ha definiti pazzi,  qualcun altro forse, ha pensato che era un azzardo   per la nostra azienda, altri ci hanno chiamato innovatori, ma noi in realtà ci abbiamo creduto e ci  siamo divertiti, e ci crediamo così tanto da volerci ancora mettere in gioco, perché in fondo siamo  ancora quei giovani grintosi, contenti ed inconsapevoli…

Consapevoli però  che ogni giorno da 11 anni Francesco ed io  abbiamo costruito un’azienda solida che dà lavoro ed un’opportunità onesta a molti ragazzi.

Nulla è stato facile, abbiamo affrontato pesanti difficoltà con determinazione, abbiamo sacrificato del tempo agli affetti che sappiamo non potremo restituire ma il sostegno delle nostre mogli e dei figli ci incoraggia, perciò siamo contenti.

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